IL PROGETTO
L'Accademia di Belle Arti di Ravenna custodisce un patrimonio inestimabile e spesso nascosto: la sua collezione di cartoni musivi. Queste opere non sono semplici bozzetti, ma le matrici creative, i "progetti" a grandezza reale da cui maestri e allievi, nel corso dei decenni, hanno tradotto l'idea pittorica nella complessa sintassi del mosaico.
Ogni cartone è un documento fondamentale. Racconta l'anello di congiunzione cruciale tra l'invenzione artistica e la sua esecuzione materiale in tessere. Questi grandi fogli testimoniano l'eccellenza didattica dell'Accademia e l'evoluzione dello stile, segnando il ponte tra la grande tradizione bizantina e la sua continua reinterpretazione moderna e contemporanea.
Realizzati su supporti cartacei, questi capolavori sono però intrinsecamente fragili. Il tempo, l'usura e le dimensioni stesse ne minacciano l'integrità.
Il progetto di digitalizzazione nasce per rispondere a una duplice esigenza: conservare e valorizzare. Attraverso l'acquisizione ad altissima definizione, trasformiamo questa eredità materiale in un archivio digitale permanente e sicuro.
Non si tratta solo di preservare la memoria. È un atto di profonda condivisione. Questo archivio apre le porte della collezione a studiosi, ricercatori e appassionati di tutto il mondo, permettendo di analizzare le forme, i cromatismi e le note tecniche con un livello di dettaglio prima impossibile, proteggendo al contempo gli insostituibili originali.
Il gruppo Mosaicisti di Ravenna
Il Gruppo Mosaicisti Ravenna nasce ufficialmente il 18 marzo 1948 all’interno della Scuola Bottega del Mosaico dell’Accademia di Belle Arti, erede diretta della Scuola del Mosaico istituita nel 1925 e guidata da Giuseppe Zampiga fino al 1935, quando la direzione passa a Renato Signorini.
Negli anni Trenta e Quaranta l’attività didattica e di bottega forma una generazione di mosaicisti che, nel secondo dopoguerra, si dedica al restauro dei mosaici danneggiati dai bombardamenti e alla manutenzione del patrimonio bizantino cittadino, in stretto dialogo con la Soprintendenza.
Tra la fine degli anni Quaranta e tutti gli anni Cinquanta il Gruppo riunisce maestri come Giuseppe Salietti, Zelo Molducci, Libera Musiani, Lino Melano, Ines Morigi, Romolo Papa, Antonio Rocchi, Eda Pratella, a cui si affiancano poi Isler Medici, Sergio Cicognani, Luigi Guardagli e altri, consolidando una bottega specializzata nella copia dall’antico e nel restauro.
Nel 1951 prende avvio la celebre “Mostra di copie dei mosaici antichi”, una rassegna itinerante che negli anni Cinquanta e Sessanta porta le repliche dei mosaici ravennati in numerose città del mondo, contribuendo a diffondere l’immagine di Ravenna come capitale del mosaico.
Nel 1959 il Gruppo partecipa alla “Mostra dei mosaici moderni”, che segna un passaggio decisivo: i mosaicisti traducono in tessere i cartoni di artisti contemporanei italiani e stranieri, dimostrando come la tecnica musiva tradizionale possa interpretare linguaggi figurativi aggiornati.
Fino alla fine degli anni Sessanta l’attività della bottega rimane saldamente legata all’Accademia di Belle Arti, da cui provengono quasi tutti i soci, e si concentra sul doppio binario del restauro dei cicli antichi e della produzione di mosaici contemporanei per committenze pubbliche e private.
